Filter bubble e la realtà mistificata

Quanti di noi navigando su internet hanno la percezione di essere monitorati?

Ciò nasce dalla constatazione che dopo aver effettuato una ricerca, qualunque essa sia, ecco materializzarsi magicamente banner pubblicitari, mailing list, suggerimenti vari attinenti al nostro precedente interesse.

Un giochetto che facevo in azienda era proprio quello di comprendere attraverso i banner pubblicitari cosa i miei colleghi visualizzavano, quali erano stati i loro interessi nella ricerca, con le dubbie occhiate che mi venivano lanciate nel sospetto di essere monitorati e spiati.

In realtà nulla di tutto ciò era vero, vi era la semplice presa d’atto che navigando, i nostri dati vengono registrati, catalogati e organizzati per fornire un sempre più mirato target pubblicitario informativo attinente ai nostri interessi.

Questo meccanismo si è talmente globalizzato che è quasi impossibile sfuggirne. Se da un lato però ciò ci fornisce un sempre più mirato e corretto input rispetto ai nostri desideri/interessi, c’è un altro lato della medaglia non molto conosciuto, ed è appunto l’effetto Filter Bubble.

Il termine fu coniato dall’attivista Eli Pariser nel suo libro “The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You”, ma ancor più interessante è la sua affermazione:

A world constructed from the familiar is a world in which there’s nothing to learn … (since there is) invisible autopropaganda, indoctrinating us with our own ideas.

(Un mondo costruito su ciò che ci è familiare è un mondo dove non c’è nulla da imparare… (in quanto c’è) un’invisibile autopropaganda che ci indottrina con le nostre proprie idee.)

Ebbene partiamo da quì. Il punto di vista di Eli Pariser è davvero interessante.

Un sistema che analizza tutto ciò che facciamo (i nostri interessi, le nostre ricerche, il tempo che vi dedichiamo e molti altri parametri) per trasformarlo in suggerimenti, può davvero trasformarsi in una bolla in cui tutto ciò che ci viene proposto è convergente a ciò che ci piace? E se si cosa può comportare tale meccanismo?

Un primo effetto sarebbe simile a ciò che proviamo quando ci troviamo in un ambiente familiare di cui conosciamo ogni particolare e in cui nulla ci sorprende. Analogamente un sistema che ci “protegge” dalle informazioni, filtrando ciò che a noi più piace, finirebbe certo per creare un meccanismo auto referenziale in cui sono proposti solo contenuti che già conosciamo e approviamo, tagliando fuori tutto ciò che è estraneo al nostro essere senzienti.

Questo fenomeno può amplificare la nostra percezione digitale di come siamo e cosa vogliamo, limitando fortemente la realtà delle cose.

Il Filter Bubble di certo sarebbe come quell’effetto collaterale spesso descritto sui bugiardini dei farmaci, a cui è d’obbligo piegarsi essendo i benefici di gran lunga maggiori degli effetti negativi, che pur ci sono.

In un mondo sempre più digitale, in cui le coscienze sono sempre più influenzate dall’internet (of things 😉 ) che è intorno a noi, il rischio di una autoreferenzialità delle idee è molto alto.

Molti dei sistemi di raccolta e trattamento dei Big Data sono sempre più automatizzati, data l’inimmaginabile mole di dati che vengono elaborati dagli algoritmi, e di certo non esiste alcuno che possa escludere o confermare con assoluta certezza sia l’esistenza del fenomeno, che la sua assenza.

Sarebbe interessante sapere ciò che pensi tu…

 

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